Alza gli scudi

Alza gli scudi

Lo chiamano effetto “bonne mine”. Ed è quello che connota una pelle abbronzata, anche solo lievemente, e rimanda subito a un “effetto salute” che è decisamente piacevole. Tanto da far dimenticare gli altri esiti, meno visibili e, quindi, meno allarmanti, dell’amico sole.

In ogni caso oggi siamo più informati sui danni che esposizioni selvagge al sole, senza l’utilizzo di solari con fattori di protezione, possono provocare. Tuttavia per alcuni rimane qualche dubbio sull’utilizzo di schermi solari che superino il fattore 30, per timore di dover rinunciare alla tanto agognata tintarella. E per il dovere di concentrare, nei tempi brevi delle villeggiature spot durante l’anno, tutto il beneficio di un lungo periodo di vacanza. A danno, o semplicemente incuranti, delle conseguenze a lungo termine, che una tale disciplina implica.

Già perché la logica del “presto e bene” mal si concilia con la salute della pelle. Che non dimentica le angherie cui la si sottopone, iscrivendole, come un marchio a fuoco, nella profondità del derma. Per fortuna, comunque, si può prendere la tintarella anche con fattori di protezione alti, senza scottarsi, o peggio pagare lo scotto di vedere affiorare, col tempo, i segni dell’incuranza.

I raggi invisibili che il sole emana (UVB, UVA, Infrarossi) hanno caratteristiche, effetti e soprattutto rischi da non trascurare. Gli UVB (B come bruciature) sono i principali responsabili della pigmentazione e delle insolazioni. Stimolano la produzione di melanina, il pigmento che determina l’abbronzatura e rendono più spesso lo strato corneo per rafforzare la protezione naturale della pelle. Mentre gli UVA (A come Age, o età) costituiscono una delle cause principali dell’invecchiamento cutaneo. Sono responsabili della pigmentazione immediata, cioè del colore che si acquista al termine dell’esposizione solare, ma che scompare nel giro di 2 ore. Questo colore è dovuto, in realtà, all’ossidazione della melanina già presente nella pelle. Infine gli infrarossi (caldi ma invisibili) sono i conduttori della sensazione di calore sulla pelle. L’energia liberata provoca la dilatazione dei vasi sanguigni che determina un arrossamento immediato, con aspetto “marmorizzato” della pelle che scompare in un’ora senza lasciare tracce.

Quanto e come esporsi?

Il metodo dell’SPF (Sun Protector Factor) rappresenta un moltiplicatore del tempo di resistenza ai raggi solari prima di arrossarsi. Questa fase, denominata DEM (dose eritematosa minima), varia con il tipo di pelle, latitudine, altitudine, superficie di riverbero (mare, neve, sabbia), infine di stagione dell’anno in cui ci si espone. Facciamo un esempio: una donna con una pelle chiara avrà una DEM di 3 minuti sulla neve, in aprile a 3000 metri di altitudine; di 10 minuti in mare su una barca in crociera nel Mediterraneo infine di 5 minuti su una spiaggia all’Equatore in marzo. Ebbene, proviamo ora a immaginare che utilizzi una protezione SPF30: un tale filtro quanto tempo le consentirebbe di esporsi prima di arrossarsi? Nel primo caso (sulla neve in aprile a 3000 metri) si moltiplicano i 3 minuti per l’SPF 30, ottenendo 90 minuti, ossia 1 ora e 30 minuti. Nell’ultimo (su una spiaggia all’Equatore in marzo) si arriva a 150 minuti, quindi 2 ore e 30 minuti.

Purtroppo, però, tutto questo è teoria. In pratica, infatti, è evidente che il prodotto applicato potrà essere assorbito, asportato involontariamente, spazzato via dall’ambiente o dal sudore, molto tempo prima che abbia svolto il suo compito. Quindi, il primo fattore di sicurezza da ricordare è rinnovare l’applicazione più volte e di farlo generosamente. È utile sapere, infatti, che la protezione indicata è assicurata con una ‘copertura’ sulla pelle di 2 milligrammi di prodotto per 1 centimetro quadrato. Lesinare sul quantitativo, quindi, si traduce in una diminuzione dell’efficacia del solare.

Per proteggere, i solari con indice elevato devono contenere 2 tipi di filtri: chimici e fisici. I primi assorbono e disperdono i raggi, mentre i secondi, come il biossido di titanio o il biossido di zinco, hanno un effetto barriera, formano cioè uno scudo riflettente.

Occhio, infine, alla differenza tra la dicitura “water-resistant” e “waterproof”: la prima indica un prodotto che “resiste2 ad un bagno di 20 minuti, la seconda è propria di un solare che si scioglie nell’acqua dopo80 minuti, ossia in 1 ora e mezza.

SEVENTY ONE PERCENT è un nuovo marchio francese di solari creato nel 2009 da due amici surfisti, scontenti di tutti i prodotti solari a quel tempo in commercio, soprattutto per la poca “resistenza” all'acqua. Tra i solari in gamma, ci sono gli Stick SPF 50+ in versione colorata e trasparente, per le zone sensibili del viso. La formula water-resistant crea una barriera contro i raggi, mentre antiossidanti e agenti idratanti difendono la pelle da vento e sale. Ideati per lunghe sessioni di surf, hanno una texture opaca che non si scioglie quindi perfetti per zone molto delicate e sensibili come gli occhi.

È invece tutto made in Italy il marchio DARLING. Una linea snella di solari composta da una protezione media 15-20SPF, una alta 30-50SPF, un’altissima protezione SPF50+ per il viso, un attivatore di abbronzatura e un doposole. La Protezione Alta SPF 30-50 è arricchita con vitamina E e allantoina con funzione antiossidante, olio di albicocca antirughe ed elasticizzanti, foglie di equiseto che aiutano a prevenire le rughe e l’invecchiamento cutaneo.

E per il “ritocco” della protezione “on the go” c’è Brush On Block Translucent Sunscreen fattore SPF 30. Nella formula schemi fisici, come biossido di titanio e ossido di zinco, estratti botanici lenitivi e antiossidanti contro infiammazioni e irritazioni. Il comodo formato con un pennello eroga la polvere minerale permettendo di rinnovare la protezione durante il giorno senza sporcarsi mani o rovinare il trucco.



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