Gravidanza, alterazioni ormonali, eritema solare, infiammazioni, invecchiamento: sono tanti i fattori che possono generare l’insorgenza di macchie scure. Le ipopigmentazioni cutanee sono alterazioni che possono presentarsi come piccole lesioni puntiformi (efelidi), ma anche come macchie relativamente estese (cloasma del volto nelle donne gravide) e si manifestano quasi esclusivamente nelle zone esposte al sole. Dato che i danni subiti dalla pelle aumentano con il passare del tempo, spesso l’invecchiamento è accompagnato dalla comparsa di macchie pigmentate superficiali. 

Uno, dieci, centomila

I fattori che regolano la pigmentazione sono innumerevoli e ancora non del tutto conosciuti.  

Sicuramente uno degli elementi esogeni che maggiormente influenza la pigmentazione della cute è l'esposizione ai raggi ultravioletti. Durante le prime ore in cui ci si espone si può già osservare lo scurimento della pelle, dovuto all'ossidazione immediata della melanina già presente nei melanociti (le cellule che producono il pigmento che ci difende dai raggi solari). Tra le 26 e le 48 ore si osserva poi un secondo aumento della pigmentazione, questa volta con la sintesi di nuova melanina.

Le discromie, che non a caso compaiono nelle zone più esposte del corpo, come viso, décolleté e dorso delle mani, sono, in genere, una spiacevole eredità estiva. Complice, altresì, una scorretta esposizione al sole o alle lampade abbronzanti. 

In questo contesto gli ormoni svolgono indubbiamente un ruolo chiave. Soprattutto nel cosiddetto cloasma, ossia l’accumulo di melanina nell’epidermide (fase iniziale) e nel derma (fase matura). Non a caso, si parla di cloasma gravidico, per indicare la comparsa di una pigmentazione scura nelle donne in gravidanza, e di melisma in quelle che sono in cura con terapie ormonali. Gli estrogeni, infatti, agiscono stimolando la produzione della melanina e, al contempo, bloccando l’azione dei melano fagi (globuli bianchi che ‘mangiano’ il pigmento melanico), dando vita a macchie scure che si localizzano in alcuni punti specifici come fronte, zigomi, labbro superiore, ossia la cosiddetta ‘mascherina di gravidanza’. 

Contano anche i cheratinociti, le ‘sentinelle’ della pelle. Le ricerche attestano che sintetizzano BFGF (Basic Fibroblast Growth Factor) che fa aumentare il numero dei melanociti, ma anche interleuchina I che induce i melanociti a sintetizzare MSH (Melanocyte Stimulating Hormone), ormone che stimola la produzione di melanina. Inoltre i cheratinociti sembra sintetizzino anche ACTH (ormone adrenocorticotropo), anch’esso coinvolto nella melanogenesi.   

In tutto questo anche i melanosomi (organelli cellulari contenenti melanina).

La melanizzazione dell’epidermide infatti prevede due fasi: la formazione di melanina all'interno dei melanociti e il trasporto della melanina contenuta nei melanomi ai cheratinociti. L’intensità della colorazione, quindi, non è dovuta soltanto all'attività di sintesi dei melanociti, ma anche dalla velocità con cui la melanina viene trasferita ai cheratinociti, nonché da come i melanomi vengono distribuiti. Alterazioni a carico di quest’ultima fase possono comportare disordini della pigmentazione cutanea, tanto che, attualmente, l'inibizione del trasferimento dei melanosomi rappresenta una delle opzioni più valide per regolarizzare la pigmentazione cutanea dal punto di vista cosmetico.

Negli ultimi anni si è arrivati a concludere che l’aumento della produzione di melanina è, fondamentalmente, la risposta a una produzione massiccia di radicali liberi ossidanti a livello epidermico. Radicali prodotti dal sole, ma anche da smog e inquinamento, specie in presenza di entrambi. Lo attesta uno studio pubblicato sul Journal for investigative dermatology, secondo il quale le sostanze inquinanti favoriscono l’aumento fino al 20% della comparsa di macchie scure.

D’altronde la stessa melanina è il prodotto di un processo di ossidazione. Ecco quindi che, da un punto di vista cosmetico, ci si sta sempre più ponendo attenzione su come prevenire e neutralizzare i radicali liberi che si formano a livello della pelle e che stimolano l’iperpigmentazione. Si sta così sempre più studiando e valorizzando il ruolo degli antiossidanti nelle creme schiarenti, dalla vitamina C ed E all’acido alfa-lipoico fino ai potenti polifenoli.

Diagnosi & cura

Ogni terapia anti-macchie deve tener presente la profondità del pigmento. La scelta dello strumento terapeutico è quindi legata al tipo di discromia, superficiale o profonda, individuata dal dermatologo attraverso l’esame con la luce di Wood, che evidenzia le caratteristiche cromatiche della cute sana e patologica, non ben apprezzabili a occhio nudo.  

Esfoliazione e pieno di antiossidanti: il turnover cellulare è assicurato e la pelle ringrazia. Una buona routine cosmetica abbinata a trattamenti estetici mirati completa l’opera 

A quel punto la strategia depigmentante si articola in diversi processi. A partire dalla riduzione dell’azione stimolante la melano genesi, mediante filtri e schermi solari SPF 50+.

In più, è necessario bloccare l’azione radicalica degli ultravioletti lunghi (UVA) che arrivano al cuore dei melanociti alterandone la funzionalità. Per questo è ideale una sinergia di attivi antiossidanti, in particolare acido ascorbico, ferulico e floretina, da applicare prima della protezione solare.  

Poi serve rimuovere la melanina preesistente, incentivando il turnover cellulare epidermico e l’esfoliazione delle cellule cornee contenenti granuli di melanina già formata. Infine è necessario ridurre la biosintesi di nuovo pigmento, attraverso l’inibizione dell’enzima tirosinasi, molecola proteica coinvolta nella trasformazione della tirosina in melanina. 

La cura delle macchie scure richiede un po’ di pazienza, in quanto gli effetti dell’inibizione della sintesi della melanina si apprezzano solo quando la melanina in via di formazione e quella già presente nei cheratinociti sino state eliminate mediante la desquamazione dello strato corneo. 

Quando il danno è fatto, la moderna cosmetologia mette a disposizione attivi come acido cogico ed emblica, nonché esfolianti, quali acido glicolico e aminosulfonico che, a differenza dell’idrochinone, non danneggiano irreparabilmente il melanocita, azzerando la sua azione difensiva, quindi positiva ed essenziale per salute e benessere della pelle. 

Vince la sinergia

Prima buona azione per la nostra pelle è curarla, sempre, idratandola, nutrendola e proteggendola: in una cute sofferente, i processi metabolici si alterano e il riassorbimento della melanina diventa più lento e meno efficace. 

Per le pelli più sensibili meglio preparati ‘antimacchia’ meno concentrati, ad esempio sono indicati poli idrossiacidi a base di gluconolattone. Tra gli ‘schiarenti più attuali ci sono i modulatori dello stress ossidativo, come i polifenoli estratti dalla frutta e la vitamina C nella forma più attiva di acido ascorbico stabilizzato. Applicati mattino e sera, per cicli di 2-3 mesi, rinforzano la protezione contro i radicali liberi indotti dagli ultravioletti rallentando il photoaging.

 

Peeling & Laser

I trattamenti estetici, invece, partono dai peeling, di solito con acido tricloracetico a bassa concentrazione o acido glicolico, che creano un’esfoliazione che favorisce la penetrazione delle sostanze schiarenti e la degradazione dei cheratinociti, anche se aumentano la sensibilità alle radiazioni solari. Sono quindi sconsigliati i peeling aggressivi e la dermoabrasione perché, soprattutto nei fototipi scuri, creano ipopigmentazioni post infiammatorie. 

Su efelidi e lentiggini solari è efficace il laser q-switched, i cui impulsi colpiscono selettivamente il melanosoma, creando una reazione fotomeccanica che frammenta il pigmento. Su macchie poco profonde è utile anche la luce pulsata, un apparecchio che emana un particolare fascio luminoso che, in più, stimola la produzione di collagene e il ricambio cellulare. Secondo recenti ricerche il melasma rappresenterebbe una sorta di invecchiamento cutaneo, su cui sarebbe possibile intervenire con il laser frazionato non ablativo: il meccanismo d’azione è la foto termolisi frazionale, che crea micro-danni nella cute con macchie, stimolando la rigenerazione di nuovo tessuto, quindi giovane e sano.