A forma di cuore, luna, cometa, stella. Quella dei nei posticci è stata una moda che, nata per nascondere un difetto, più precisamente i segni lasciati sul viso dal vaiolo, è diventata uno strumento di seduzione, in base alla collocazione del neo su viso e corpo.

Ma i nei o nevi, secondo il linguaggio dermatologico, sono particolari da non sottovalutare, in quanto alcuni possono cambiare nel tempo e trasformarsi in patologie gravi, come il melanoma. Si tratta di una tipologia tumorale estremamente pericolosa perché può portare a metastasi in tempi abbastanza rapidi.

È allora molto importante saperli analizzare, così da riconoscere tempestivamente i nei pericolosi, e sottoporsi periodicamente a una visita dermatologica, per dirimere ogni sospetto.  

Qual è la relazione tra nei e sole?

L’esposizione solare può trasformare un neo in melanoma o farne nascere di nuovi?

La questione è controversa. Un’eccessiva esposizione solare può favorire la comparsa di nuovi nei, comunque tendenzialmente non pericolosi. Ciò che è più grave, però, è che un’esposizione scriteriata al sole (senza fattori protettivi, nelle ore più assolate, per molto tempo, ecc.) può danneggiare il DNA delle cellule che formano un neo, ossia un raggruppamento di melanociti, fino a sviluppare un tumore, il temuto melanoma.

Controllare la forma e l’aspetto dei nei è importante, seguendo alcune regole molto semplici, che permettono di distinguere immediatamente un neo sospetto da uno sano. Fatto questo auto controllo, se il neo presenta alcune caratteristiche particolari, va fatto esaminare con attenzione dal dermatologo.


È molto importante saper analizzare i propri nei, così da riconoscere tempestivamente quelli pericolosi, e sottoporsi periodicamente a una visita dermatologica, per dirimere ogni sospetto


L’Alfabeto dei nei: qualsiasi neo deve essere valutato con le caratteristiche riassunte nell’acronimo ABCDE.

A = Asimmetria. Significa che se immaginiamo di dividerlo in due parti, queste, sovrapposte, non combaciano tra loro.

B = Bordi irregolari. Bordi indistinti, sfumati, o frastagliati come un fiordo o le coste di un’isola sono un segnale da non trascurare, mentre se sono netti e regolari, tutto bene.

C = Colore variabile e non omogeneo. Nero e marrone insieme, fino a sfumature bianche diverse all’interno del neo stesso.

D = Dimensione. Un aumento sia in larghezza che in spessore (diametro maggiore di 6 mm) è un importante campanello d’allarme.

E = Evoluzione nel tempo. Un neo che cambia nel tempo forma e colore oppure che sanguina anche dopo il minimo sfregamento deve essere immediatamente fatto controllare dal medico.

Ecco perché è fondamentale affidarsi ad un dermatologo e sottoporsi almeno una volta l’anno alla cosiddetta “mappatura dei nei”: è una valutazione dermatologica che consente il controllo costante delle “zone pigmentate” presenti su tutto il corpo del paziente.

La mappatura prevede l'ispezione dell'intera superficie cutanea alla ricerca di neoformazioni neviche, tenendo monitorate nel tempo quelle che mostrano caratteristiche atipiche.
Viene eseguita con l'ausilio di strumenti ottici di precisione non invasivi, il dermatoscopio ad esempio, che analizzano non solo la struttura morfologica esterna delle neoformazioni, ma anche le caratteristiche degli strati posti subito al di sotto del derma superficiale.

Con questa valutazione, il dermatologo ha l'opportunità di visualizzare ed archiviare le immagini delle neoformazioni sospette, per poterle poi confrontare con quelle registrate nei mesi o negli anni successivi e individuare eventuali segni di alterazione.
Per questi motivi, la mappatura dei nei rappresenta un esame diagnostico importante per individuare precocemente la presenza di un tumore della pelle e migliorarne in modo significativo le probabilità di cura.


La prevenzione passa anche da un costante e attento controllo della pelle, l’organo più esteso, ma anche più facilmente ispezionabile del nostro corpo. Una delle pratiche principali in dermatologia è la “mappatura dei nei”, una valutazione svolta dal dermatologo sullo stato e sulla morfologia delle lesioni pigmentate presenti sulla pelle, che comunemente chiamiamo appunto “nei”


La corretta “protezione” è già una prima prevenzione

Nonostante la trasformazione di un neo sia un fattore di rischio, va detto che il sole non ha una particolare azione negativa su di esso, inducendolo a diventare un melanoma. L’importante, come peraltro accade con ogni altro lembo di pelle, è proteggerlo in modo corretto.

  • Corretta applicazione delle creme solari: per permettere al solare di iniziare ad agire ed evitare scottature e rischi di melanoma, bisogna applicare il prodotto mezz’ora prima di esporsi al sole e l’applicazione va rinnovata ogni due ore circa e sempre subito dopo il bagno, ricordandosi che la dose minima necessaria equivale a 6 cucchiai ovvero circa 30-35 grammi di prodotto (da distribuirsi uno nelle braccia, uno nel viso, collo e décolleté, due nelle gambe e due nel torace e schiena).
  • No al reciclo. Non utilizzare residui di vecchie creme solari perché i filtri solari, soprattutto quelli chimici, sono soggetti a degradazione nel tempo.
  • Sì alla progressione. È importante abituare la pelle al sole, lasciando il tempo (circa 48 ore) ai melanociti di produrre melanina. Indicativamente, i primi giorni, soprattutto se si ha la pelle chiara (e capelli biondi o rossi), va usata la massima protezione (SPF 50 e SPF50+), usando cappello e maglietta nelle ore più assolate. Dopo qualche giorno si può passare a una protezione media (SPF 30). I tipi mediterranei (fototipo IV e V, capelli castani, occhi scuri e pelle olivastra) possono utilizzare inizialmente protezioni medie (SPF50 e 30), e dopo qualche giorno passare a un filtro più basso, ma mai sotto l’SPF 10.


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Assumere periodicamente nel corso dell’anno degli integratori alimentari, che favoriscano la corretta idratazione e la giusta dose di antiossidanti e quindi una sana protezione alla pelle, è un altro piccolo aiuto che possiamo dare ai nostri nevi.

Boosting Astaxanthin di SIMRIS ALG è un integratore alimentare a base di astaxantina, un carotenoide con un elevato potere antiossidante, ottenuta dall'haematococcus pluvialis, la microalga responsabile della colorazione della maggior parte di pesci e crostacei. Da usare prima, durante e dopo l’esposizione solare: aiuta a ottenere un'abbronzatura uniforme ma soprattutto a prevenire scottature ed eritemi.

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