Dire basta al fumo rappresenta una vera e propria dichiarazione d’indipendenza. E i segni non tardano a comparire: tra le 2 settimane e 9 mesi dopo la cessazione, il lavoro dei polmoni si si normalizza, sparisce la tosse tipica del fumatore, l’energia fisica aumenta e si attutisce il senso di fatica. Non ultimo, migliora la circolazione, inclusa quella cutanea, e il viso riacquista un colorito roseo.

Non male, vero? Considerazioni positive che sono importanti per la motivazione, in quanto siamo tendenzialmente più motivati a cambiare dei comportamenti se consapevoli dei vantaggi che ne acquistiamo, e non solo dei pericoli che schiviamo. Pertanto, dimostrare i benefici pratici dell'astinenza da tabacco può aiutare i fumatori a decidere di smettere di fumare e prevenire le ricadute. Oltre ai noti benefici sull’appartato cardiovascolare, sui polmoni e sul cancro, smettere di fumare fa bene anche al colorito della pelle.

Già nel 2010 dermatologhe italiane avevano dimostrato che, senza alcun trattamento anti-età, ma “solo” spegnendo l’ultima cicca, sono diminuite rughe e borse perioculari, mentre aumenta tonicità  ed elasticità, idratazione e luminosità cutanea. Il tutto in soli 9 mesi, con una diminuzione dell’età biologica di ben 13 anni.

Numerosi studi hanno già posto l’accento sull’importanza del colorito del volto in relazione all’attrattività femminile.  Uno studio del Department of Sociobiology/Anthropology, University of Göettingen (Germania), pubblicato sul Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology nel dicembre 2012, dimostra che questo vale anche per gli uomini. Anche per il “sesso forte” l’omogeneità del tono cutaneo influisce sulla percezione dell’età. In particolare gli scienziati hanno scoperto che è la melanina e l’emoglobina a guidare le percezioni: l’uniformità della melanina è correlata con la percezione dell’età (quindi le macchie cutanee tendono a invecchiare), mentre una buona distribuzione dell’emoglobina è associata all’attrazione e salute (ergo couperose e rossori non sono attributi salutari o seduttivi).

I risultati delle ricerche europee hanno ispirato gli scienziati del Department of Dermatology, della Pusan National University School of Medicine, Yangsan (Corea) a pubblicare nel 2012 uno studio sul Korean Journal of Family Medicine. I ricercatori hanno arruolato 49 uomini, tra i 31 e i 68 anni, che avevano fumato da 6 a 30 sigarette per un periodo fra gli 11 e i 40 anni. Le misurazioni di due parametri del colorito, emoglobina e melanina,  sono state ottenute da fronte, guance, zigomi, mento, addome.

Ebbene la ricerca attesta che, dopo soltanto un mese dalla cessazione del fumo, si abbassano sia l’indice che misura il contenuto di melanina che quello che testa l’eritema (rossore).

Cosa è accaduto? I ricercatori ipotizzano che lo stress ossidativo generato del fumo genera un’infiammazione cellulare che va a stimolare la produzione di melanina. Allo stesso modo aumenta anche il contenuto di emoglobina nel sangue: ma attenzione la proteina che veicola l’ossigeno in questo caso non ne è ricca, contenendo invece più ossido di carbonio, in quanto i globuli rossi perdono il 15% della loro capacità di trasportare ossigeno. Ecco perché la pelle è poco ossigenata, seppur ricca del pigmento rosso del sangue, l’emoglobina che, però, nei fumatori acquista una sfumatura più bluastra (sempre per la diminuzione di ossigeno).

Per aiutare la pelle a liberarsi dai radicali liberi, si può intervenire dall’esterno, con cosmetici superconcentrati da inserire nella beauty routine giornaliera. E dall’interno, con supplementi nutrizionali da usare per 2-3 mesi, 1 o 2 volte l’anno.

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